Che cos'è l'attenzione_LearnForAcademy

Ogni giorno la mente è esposta a una gran quantità di stimoli: ciò che vediamo, ascoltiamo, leggiamo, così come pensieri ed emozioni.
Eppure, non elaboriamo tutto allo stesso modo. L’attenzione permette di selezionare ciò che, in uno specifico momento, è rilevante per noi.
Ma come funziona questo processo?
Perché a volte restiamo focalizzati su un’attività mentre altre ci distraiamo facilmente? Comprendere come funziona l’attenzione significa conoscere i principali processi cognitivi alla base dell’apprendimento, della concentrazione e delle attività quotidiane.

L’attenzione, come recita il vocabolario Treccani, è “l’azione di rivolgere la mente a qualcosa”.
In termini scientifici, è un processo cognitivo che consiste nel selezionare le informazioni rilevanti tra un insieme di stimoli esterni che il cervello riceve, orientandovi le risorse mentali.

Questa cernita è necessaria poiché il cervello, elaborando continuamente tutte le informazioni con cui entra in contatto, deve stabilirne una priorità, al fine di gestire il consumo delle risorse cognitive ed evitarne la dispersione. 

Una volta selezionato il focus su cui centrare l’attenzione, è necessario mantenerla costante per raggiungere l’obiettivo preposto, che sia la lettura di un testo, l’ascolto di un brano musicale o un esercizio fisico. 

In questo caso, parliamo di concentrazione dell’attenzione.

Vediamone le differenze. 

Attenzione e concentrazione: differenza

Una volta selezionato il focus (attenzione), è necessario sostenerla per un certo periodo di tempo utile al conseguimento del compito designato. 

La capacità di restare focalizzati nel tempo su quell’elemento a cui diamo priorità è appunto la concentrazione. 

Sia l’attenzione che la sua concentrazione nel tempo dipendono da vari fattori:

  • ambiente circostante e stimoli 
  • stato emotivo di quel preciso momento 
  • motivazione, interesse e complessità del compito da svolgere. 

Vediamo nello specifico in che modo.

Cosa influenza la nostra attenzione?

Il cervello registra qualunque cosa accada nell’ambiente circostante, siamo consapevoli solo di una parte degli stimoli ai quali siamo effettivamente sottoposti. 

Un esempio potrebbe essere la luce della lampada sulla scrivania, rispetto al suono del citofono. 

Entrambi gli stimoli vengono percepiti e processati, sebbene uno dei due risulti quasi irrilevante (la luce) rispetto all’altro. 

Lo stress e le emozioni, insieme ai ritmi sonno-veglia, possono favorire o compromettere la selezione e il mantenimento dell’attenzione per il tempo necessario all’attività prescelta. 

Modulare lo stress è un processo che richiede energie cognitive che vengono sottratte ad altri processi come appunto l’attenzione. 

In ultimo, sebbene non meno importante, concentrare l’attenzione su un compito che genera particolare interesse può risultare più agevole. Gli stimoli associati a ricompense o a un particolare valore motivazionale possono ricevere maggiore priorità attentiva.

Per tale ragione, è opportuno considerare l’attenzione come una funzione che varia in base alle condizioni dell’organismo, alle richieste del compito e al tipo di ambiente in cui ci si trova.
Non manteniamo lo stesso grado di attenzione quando siamo appena svegli, assonnati, nel pieno delle energie o in un momento di tristezza. 


Esserne consapevoli è importante per calibrare le scelte e i comportamenti al fine di raggiungere sempre il massimo stato di concentrazione possibile stando alle condizioni del momento.

Dal momento che l’attenzione dipende anche dalla quantità di informazioni che il nostro cervello deve elaborare, imparare a gestire il carico cognitivo può diventare importante per favorire concentrazione e apprendimento.