AI e neuroplasticità l’intelligenza artificiale è utile per imparare?

In un’era in cui la tecnologia è in costante evoluzione, l’intelligenza artificiale per alcuni rappresenta una minaccia, mentre per altri una salvezza. Forse anche tu percepisci il sovraccarico di video e contenuti digitali dai quali senti di dover imparare qualcosa, anche se a volte ti sembra che le tue capacità stiano regredendo. In questo articolo, ti parlo del rapporto tra AI e neuroplasticità, per aiutarti a comprendere come difenderti e al contempo sfruttare questo nuovo strumento.

 

Cos’è la neuroplasticità

Quando si parla di intelligenza artificiale che opera al posto di quella umana, la preoccupazione più grande è di danneggiare la propria neuroplasticità.

Ma cosa significa davvero?

La plasticità cerebrale è la capacità del cervello di modificarsi in base all’attività dei propri neuroni, in reazione agli stimoli ricevuti dall’ambiente esterno. 

È un po’ come quando pratichi uno sport che richiede un uso costante di determinate fasce muscolari che, sotto stimolo ripetuto, aumentano di dimensioni e capacità. 

Il cervello non è un muscolo, ma è in grado di produrre costantemente nuove cellule nervose e di potenziare l’intensità delle loro connessioni, con addirittura un aumento delle dimensioni di alcune porzioni, sottoposte ad un uso ripetuto. 

Lo stesso vale al contrario.

Aree del cervello non stimolate per lungo tempo, di conseguenza, non si sviluppano, anzi spesso si deteriorano, proprio come quando smetti di andare in palestra e la tua massa muscolare diminuisce. 

Ma per quale motivo AI e neuroplasticità dovrebbero essere collegate tra loro?

Come funziona l’apprendimento 

La neuroplasticità è strettamente collegata al processo cognitivo dell’apprendimento

Quando impari qualcosa di nuovo, nel tuo cervello, nascono nuove cellule nervose, mentre altre vengono potenziate. 

AI e neuroplasticità nell'ambito dell'apprendimento

Quando per esempio impari l’inglese, le cellule neuronali legate al linguaggio hanno una maggiore attività e creano collegamenti tra di loro, le sinapsi

Questo accade perché, sottoposti a degli stimoli esterni, i tuoi neuroni cercano di connettersi tra loro e, quando ciò accade ripetutamente in un certo tempo, riescono a creare come una specie di ponte attraverso il quale far passare le informazioni che si scambiano.

Questo processo passa attraverso la creazione di schemi nella memoria

In relazione a come ci si approccia alle nuove informazioni, il cervello utilizza due tipi di memoria: quella dichiarativa, che consente di riconoscere una determinata cosa, e la memoria procedurale, che consente di sapere come fare una determinata cosa.

Per capire quale sia la differenza tra apprendere attraverso la memoria dichiarativa o quella procedurale, puoi immaginare la memoria dichiarativa come una sorta di dizionario bilingue che ti spiega a parole il significato di un termine in una lingua diversa.

Molti metodi di insegnamento di lingue straniere si basano infatti su un apprendimento mnemonico, che consente di ricordare tante parole della nuova lingua, pur non essendo in grado di utilizzarle attivamente in una conversazione. 

Apprendere attraverso la memoria procedurale, invece, assomiglia più al 

concetto di fare

E che cosa succede quando chiedi al tuo cervello di supportarti per fare qualcosa? 

Esso sfrutta le tue cellule nervose per consentirti di adempiere al compito richiesto. La conseguenza è la costante attività di neuroni e sinapsi che, come hai appena appreso, se stimolate, aumentano di dimensioni. 

Ecco perché l’idea di delegare all’intelligenza artificiale compiti che dovrebbe svolgere il nostro cervello desta non poche preoccupazioni. 

Ma effettivamente, l’AI potrebbe limitare l’apprendimento e ridurre la neuroplasticità?

 

Intelligenza artificiale, apprendimento e neuroplasticità

Se ancor prima di parlare di intelligenza artificiale, ci soffermiamo a pensare alla modalità con cui oggi fruiamo dei contenuti, ti accorgerai che già molto prima che si parlasse di AI, avevamo smesso di relazionarci al mondo in maniera attiva e pratica come accadeva prima dell’avvento del digitale. 

Guardare video o leggere post sui social network non sono sinonimi di apprendimento

Tuttavia, non è possibile escludere di poter imparare qualcosa di nuovo attraverso questi strumenti. 

Nello specifico, ritengo che integrare nuove tecnologie e apprendimento oggi sia assolutamente fondamentale. 

Senza dubbio, è importante essere consapevoli che, per poter trasformare quei contenuti in conoscenza e competenze, è necessario mantenere una costante stimolazione cognitiva.

In altre parole, sarebbe possibile utilizzare l’intelligenza artificiale come uno strumento che possa dare delle risposte alle nostre domande o a quelle dei nostri insegnanti ed esaminatori. 

In breve, potremmo avvalerci dell’AI come una sorta di intermediario tra noi e la nostra vita: ti serve qualcosa? 

Chiedi al tuo Chatbot, prendi la risposta e ne fai quello che ti serve. 

Potresti farlo una, due, infinite volte, lasciando riposare i neuroni che normalmente si sarebbero occupati di tale compito e che, prima o poi, potrebbero addormentarsi del tutto. 

Al contrario, potresti scegliere di utilizzare l’intelligenza artificiale come una fonte da cui attingere per costruire nuova materia grigia

Dunque, l’intelligenza artificiale può essere utile o danneggiare la neuroplasticità?

Non esiste un’unica risposta: dipende dall’uso che ne fai. 

Conoscere come funziona la mente
ti permetterà di integrarla in modo consapevole e
trasformarla in uno strumento che potenzia la tua neuroplasticità.